Nulla o male è stato tramandato della esperienza della donna: sta a noi riscoprirla per sapere la verità (Rivolta Femminile, Roma, luglio 1970)
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sabato 8 ottobre 2011

Appello per Suad Omar, vittima di un'aggressione razzista e sessista

Venerdì scorso una donna italo-somala, è stata aggredita verbalmente e fisicamente su un autobus a Torino. Sul blog Medea c'è una lunga intervista (questo il link: http://medea.noblogs.org/2011/10/07/intervista-a-suad-omar-la-donna-somala-aggredita-su-un-autobus-a-torino/) a Suad Omar, questo il nome della donna aggredita, in cui lei stessa racconta questa sua terribile esperienza, resa ancora più amara dal fatto che quelli che erano sull'autobus non sono intervenuti, ma anzi sembravano quasi infastiditi. Una donna non italiana deve stare zitta! Sul blog Marginalia invece trovate un appello Solidarietà e rabbia per l'aggressione di Suad Omar., scritto da alcune donne e associazioni torinesi. Io firmerò l'appello perché non possiamo stare zitte e permettere questi abusi e queste violenze sessiste e razziste. Di seguito copio-incollo l'appello:

Con queste righe vogliamo stringere in un abbraccio Suad Omar che nel pomeriggio di venerdì scorso è stata aggredita prima verbalmente e poi fisicamente mentre viaggiava sul 63 e esprimere la nostra rabbia per l’ennesimo episodio di violenza sessista e razzista a Torino. Perché tanto accanimento? L’aggressore irritato che non gli venisse ceduto il posto accanto alle porte dell’autobus in nome del proprio privilegio di uomo bianco, deve aver ritenuto insostenibile il fatto che una donna aggredita, invece di abbassare lo sguardo e farsi da parte abbia risposto e si sia difesa. Alla violenza subita, si sovrappone quella istituzionale. E’ una strana politica quella dei regolamenti del Gtt che prevedono l’apertura o la chiusura delle porte di autobus e tram a seconda della supposta nazionalità o provenienza di chi li frequenta. Non è raro per chi viaggia sui trasporti pubblici torinesi assistere alla chiusura immediata delle porte per fronteggiare la ‘pericolosa’ fuga di un supposto migrante sorpreso senza biglietto, ma quando una cittadina italo-somala supposta ‘migrante’ viene insultata e picchiata le porte magicamente si aprono permettendo all’aggressore di dileguarsi. Altrettanto inquietante è stato l’intervento dei carabinieri chiamati sul posto che invece di preoccuparsi della salute di una donna aggredita hanno pensato che fosse più urgente verificare i documenti, perché senza, si sa, si è un po’ meno umane. La logica che presiede a queste scelte è una logica razzista, radicata non solo nella cultura diffusa, ma nelle stesse procedure istituzionali. Il pomeriggio successivo altre forze dell’ordine hanno caricato il presidio di chi sotto il Centro di identificazione e di espulsione di Corso Brunelleschi da tanto tempo chiede la chiusura di questa struttura in cui donne e uomini vengono privati della loro libertà e dei loro diritti per il semplice fatto di arrivare da fuori dalla Fortezza Europa e denuncia le violenze che si esercitano al loro interno. Il legame tra questi due episodi mette le radici in una cultura dell’esclusione e della violenza che, in nome della sicurezza, non tollera né il rispetto dei diritti individuali né il dissenso. Noi non ci sentiamo affatto sicure e saremo al fianco di Suad che abbiamo conosciuto nei luoghi delle donne, del movimento antirazzista, tra le strade di San Salvario, negli spazi di una cultura dal basso inclusiva e aperta verso il mondo.Vigileremo con tutti gli strumenti a nostra disposizione affinché vengano visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti sull'autobus e identificato l’aggressore. Chiediamo ai responsabili di questa città, alle forze dell’ordine, al Gtt di garantire l’incolumità di ogni donna, di ogni uomo, e di predisporre modalità di intervento per fronteggiare gli episodi di aggressione contro le donne straniere verso le quali è più cruenta e impunita la violenza sessista che si respira nei luoghi pubblici e per le strade della nostra città. Dietro alla denuncia di Suad ci sono moltissime altre donne, più ricattabili perché senza documenti o con il permesso di soggiorno, che subiscono quotidianamente in silenzio minacce, molestie, insulti e discriminazioni, per timore di perdere il lavoro, la casa, l’accesso ai servizi. Invitiamo tutte e tutti alla mobilitazione, questa violenza ci riguarda, non staremo zitte! Vesna Scepanovic, Roberta Valetti, Liliana Ellena, Eleonora Missana, Susi Monzali, Associazione Villa5-Arte per le donne, Almateatro".

Per adesioni e contatti:

Liliana Ellena liellena@libero.it
Vesna Scepanovic miavesna@gmail.com
Roberta Valetti robertavaletti@gmail.com

lunedì 6 giugno 2011

Votiamo SI al referendum del 12-13 giugno

E' importante andare a votare al referendum, bisogna raggiungere il forum e dunque andare in massa e scrivere SI per dire no al nucleare, no alla privatizzazione dell'acqua, no al giusto impedimento. Sono cose troppo importanti per lasciare che siano gli altri a decidere per noi!

martedì 8 febbraio 2011

Letture femministe su Berlusconi e il "caso Ruby"

Ancora sono indecisa se andare domenica alla manifestazione nata dall'appello di Concita De Gregorio Se non ora quando. Molte donne ci andranno anche se criticamente con degli spezzoni separati, io ho ancora tanti dubbi. L'appello non l'ho firmato perché non lo condivido assolutamente, io non mi sento offesa nella mia dignità di donna e neanche mi sento migliore o più perbene di Ruby e le altre papi-girls (così le chiama la stampa nazionale, sessista come sempre), anche se con loro non condivido nulla. I sentimenti che tutta questa vicenda ha suscitato in me sono confusi e contrastanti. Ringrazio Marginalia che ha fatto un'utile rassegna stampa di diversi articoli scritti da donne e collettivi su questa storia (li potete leggere QUI), leggerli mi ha aiutato a sbrogliare un po' la matassa ma ancora non so se il 13 andrò in piazza!

venerdì 12 novembre 2010

Una lettera aperta per dire basta al voyeurismo mediatico sui corpi delle donne

Una lettera aperta da Un altro genere di comunicazione per dire basta al voyeurismo mediatico sul corpo delle donne, per dire basta ai mezzi di informazione che con la scusa di denunciare scandali politici come le ultime vicende di "papi" ne approfittano per dare in pasto al pubblico le solite foto di donne più o meno vestite. Questa non è vera informazione, offende tutte le donne e nasconde quelli che invece sono i veri problemi. Firmate la lettera, non possiamo permettere questi abusi, quest'altra forma di violenza contro le donne, non possiamo permettere che si trasformi il fare politica in un film a luci rosse e neanche in una barzelletta come quella del bunga-bunga